Dal Rosso Canon al Verde Fujifilm: il mio passaggio e la mia esperienza
Per anni ho scattato con Canon. Era la mia compagna di viaggio fidata, quella che mi ha fatto crescere come fotografo, che mi ha seguito in albe gelide, tramonti infuocati e viaggi fotografici pieni di avventura. Poi, quasi per curiosità e un pizzico di coraggio, ho deciso di provare Fujifilm. Non è stato un semplice cambio di attrezzatura: è stata una piccola rivoluzione nel mio modo di vedere e fotografare.

Perché cambiare?
La domanda che mi sono sentito fare più spesso è: “Ma perché abbandonare Canon? Ti trovavi così bene!”
La risposta è che non si tratta di un abbandono, ma di un’evoluzione. Canon mi ha dato tanto, ma sentivo il bisogno di uno strumento che si avvicinasse di più al mio modo di fotografare paesaggi. Cercavo leggerezza, immediatezza e – perché no – anche una certa ispirazione estetica.
Fujifilm mi ha attratto proprio per questo: corpi macchina compatti ma solidi, ottiche luminose e soprattutto un approccio più “analogico” alla fotografia. Le ghiere dedicate, il feeling al tatto, la possibilità di personalizzare ogni dettaglio: elementi che mi hanno fatto sentire di nuovo come un bambino che gioca con la sua prima macchina fotografica.
Le prime sensazioni con Fujifilm
La prima volta che ho preso in mano la mia Fujifilm, mi sono accorto subito della differenza. Era più leggera, più intuitiva, ma al tempo stesso con una qualità d’immagine che non mi faceva rimpiangere nulla.
Il colore, poi, è stata la vera sorpresa. Le simulazioni pellicola di Fuji hanno un carattere che ti cambia il flusso di lavoro: puoi ottenere già in macchina un risultato molto vicino al definitivo, senza dover passare ore davanti al computer. Per chi, come me, ama viaggiare leggero e vivere più tempo all’aperto che davanti allo schermo, è stata una svolta.
Cosa ho guadagnato e cosa ho perso
Guadagnato: leggerezza, praticità, colori più immediati e un piacere maggiore nel fotografare. La macchina diventa quasi un’estensione della mano.
Perso: un po’ di “robustezza” in termini di sistema. Canon resta più completa per alcuni aspetti professionali (soprattutto nel mondo sport e wildlife). Ma per me, che mi concentro sul paesaggio, Fuji rappresenta oggi il giusto compromesso.
Un nuovo stimolo creativo
Alla fine, il passaggio a Fujifilm non è stato solo tecnico, ma soprattutto mentale. Cambiare brand mi ha costretto a rimettere in discussione le mie abitudini, a sperimentare nuove impostazioni, a osservare diversamente la scena. È un po’ come quando viaggi in un Paese nuovo: ogni dettaglio ti sorprende e ti costringe a rallentare, a guardare meglio.
Ed è proprio questo il bello: Fujifilm mi ha ridato la curiosità e la freschezza di quando ho iniziato a scattare.






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