Il mio nuovo percorso nel bianco e nero
Negli ultimi mesi ho sentito il bisogno di tornare a una forma più essenziale di fotografia: il bianco e nero. Dopo anni di lavoro a colori, dove la luce e le sfumature cromatiche hanno avuto un ruolo fondamentale nelle mie immagini, sto riscoprendo la forza della sottrazione. Togliere il colore significa, in qualche modo, togliere un filtro, ridurre la fotografia alla sua ossatura: luce, ombra, struttura, contrasto.
Per affrontare questo percorso mi sono immerso nello studio di alcuni maestri del bianco e nero. Da un lato, sto guardando con attenzione il lavoro di Daido Moriyama, fotografo giapponese che ha reso la “grana sporca” e il contrasto estremo il suo linguaggio visivo. Le sue immagini sono crude, dirette, quasi urtanti, ma proprio per questo raccontano la realtà con un’intensità che pochi altri hanno saputo raggiungere. Dall’altro, mi sto lasciando ispirare da un autore contemporaneo come Alan Schaller, che ha saputo interpretare la street photography con un bianco e nero raffinato, geometrico, in cui luce e ombra diventano protagoniste assolute.

Questi due punti di riferimento, così distanti tra loro, mi stanno aprendo prospettive nuove. Moriyama mi ricorda che la fotografia non deve per forza essere “bella”: può essere ruvida, imperfetta, quasi disturbante. Schaller, al contrario, mi spinge a cercare ordine, equilibrio, pulizia nelle forme. Due estremi che sto cercando di mettere in dialogo all’interno del mio percorso.
Quello che mi affascina del bianco e nero è che non è legato a un solo genere fotografico. Nella street photography permette di eliminare distrazioni, restituendo potenza narrativa ai gesti e ai contrasti. Nei miei scatti urbani sento come se il bianco e nero mi aiutasse a raccontare le atmosfere con maggiore immediatezza. Ma allo stesso tempo, questo approccio funziona anche nella paesaggistica: togliendo il colore, il paesaggio si trasforma in una composizione di linee, luci e volumi. Una montagna innevata, un cielo tempestoso o un bosco fitto assumono nuove forme, più grafiche e più intime.

In definitiva, questo percorso nel bianco e nero è per me un esercizio di libertà creativa. Non si tratta solo di cambiare un’impostazione della macchina fotografica o un filtro in post-produzione, ma di un nuovo modo di vedere. È un invito a cercare essenza, a dare più spazio alle emozioni e meno agli abbellimenti.
Sono convinto che questo studio continuerà a influenzare non solo la mia street photography, ma anche la mia ricerca nei paesaggi, portandomi a esplorare territori visivi che finora avevo lasciato in secondo piano.






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